Class Action: quando l’unione fa la forza

Il lockdown causato dall’emergenza sanitaria legata al Covid 19 ha procurato perdite economiche agli italiani che hanno perso il lavoro o hanno visto ridursi drasticamente il proprio fatturato. Molti consumatori inoltre, hanno subito perdite, dovute ai mancati rimborsi per servizi non erogati. Ad esempio, utenti di impianti sportivi che non hanno potuto utilizzarli a fronte di un abbonamento già pagato. Oppure viaggiatori che non sono potuti partire per le vacanze, a causa delle limitazioni sugli spostamenti e che non sono stati rimborsati del costo del biglietto aereo e/o del soggiorno in una struttura ricettiva.

Alcuni gruppi di consumatori si stanno già attrezzando per avviare insieme azioni legali nei confronti di queste imprese.

Il Codice del Consumo prevede infatti, la possibilità di intraprendere un’azione legale collettiva, quella che comunemente viene definita Class Action, cioè la possibilità per consumatori o utenti di associarsi nella stessa causa, dividendone le spese legali e potendo così disporre di maggior forza processuale.

Oggetto della Class Action è l’accertamento della responsabilità e la richiesta di condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni in favore degli utenti consumatori.

Nel 2019, questo Istituto è stato riformato e, a partire dal 19 novembre 2020, sarà disciplinato nel Codice di Procedura Civile, non più nel Codice del Consumo. Si applicherà solo alle condotte illecite, commesse successivamente all’entrata in vigore della nuova norma, a quelle precedenti continuerà ad essere applicato l’articolo 140-bis del Codice del Consumo, a cui si fa fede in questi mesi.

Quali diritti si possono far valere con una Class Action?

Le azioni collettive servono a tutelare tre tipologie di diritti:

  • i diritti contrattuali di una pluralità di consumatori e utenti, che si trovano tutti nella stessa situazione nei confronti dell’impresa;
  • i diritti omogenei, spettanti ai consumatori finali di un determinato prodotto o servizio nei confronti del relativo produttore, anche a prescindere da un diretto rapporto contrattuale;
  • i diritti omogenei al ristoro del pregiudizio derivante agli stessi consumatori e utenti da pratiche commerciali scorrette o da comportamenti anticoncorrenziali tenuti dall’impresa.

I consumatori possono aderire alla Class Action, individualmente o dando mandato ad associazioni e comitati. Se si aderisce all’azione collettiva, si rinuncia a qualunque forma di azione personale e non si ha diritto di aderire ad altre Azioni di Classe similari. 

Come fare?

Si deposita l’atto di adesione alla Class Action, normalmente nella cancelleria del Tribunale ordinario del capoluogo di regione in cui ha sede l’impresa ma ci sono alcune eccezioni territoriali: per la Valle d’Aosta è competente il tribunale di Torino; per il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia il tribunale di Venezia; per le Marche, l’Umbria, l’Abruzzo e il Molise il tribunale di Roma e per la Basilicata e la Calabria il tribunale di Napoli. 

Il Tribunale competente, nel trattare la Class Action, opera in composizione collegiale.L’atto di citazione deve essere notificato anche al Pubblico Ministero del Tribunale competente. Il P.M. può intervenire sul giudizio di ammissibilità.

In prima udienza, il Tribunale decide sull’ammissibilità della domanda, ma può sospendere il giudizio quando è in corso un’istruttoria davanti a un’autorità indipendente, ovvero un giudizio davanti al giudice amministrativo. 

Cause di inammissibilità

Quando la domanda è manifestamente infondata; quando sussiste un conflitto di interessi; quando il giudice non ravvisa l’omogeneità dei diritti individuali tutelabili; quando il proponente non appare in grado di curare adeguatamente l’interesse della Classe.

Se la causa è ammissibile, il Tribunale determina il corso della procedura assicurando, nel rispetto del contraddittorio, l’equa, efficace e sollecita gestione del processo e prescrive le misure per evitare complicazioni nella presentazione di prove o argomenti; disciplinando ogni questione di rito. Non è possibile proporre altre Class Action per gli stessi fatti e verso la stessa Impresa dopo la scadenza del termine per l’adesione,  assegnato dal giudice. 

In caso di accoglimento della domanda, il Tribunale pronuncia sentenza di condanna con cui liquida le somme definitive dovute a coloro che hanno aderito all’azione o stabilisce il criterio omogeneo di calcolo per la liquidazione di dette somme.  In questo ultimo caso, il giudice stabilisce un termine di 90 giorni al massimo, per raggiungere un accordo tra le parti, sulla liquidazione del danno. 

Se la Class Action è stata proposta nei confronti di gestori di servizi pubblici o di pubblica utilità, il Tribunale tiene conto di quanto riconosciuto, in favore degli utenti e dei consumatori danneggiati nelle relative carte dei servizi. 

La sentenza è esecutiva dopo 180 giorni dalla pubblicazione. 

La Class Action aggiornata alla riforma 2019.

Oltre ai consumatori e utenti, ora la Class Action potrà essere esperita anche da organizzazioni o associazioni senza scopo di lucro, iscritte in un elenco specifico tenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico, allo scopo di tutelare i diritti individuali omogenei.

La domanda si potrà presentare anche digitalmente, attraverso identità digitale verificata, come SPID. E il Ministero della Giustizia dovrà realizzare un apposito portale web per fornire notizie sulla Class Action ai possibili interessati. La domanda per la Class Action non si proporrà più con citazione, ma con ricorso alla sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale competente del luogo dove ha sede l’Impresa.

Novità ulteriore, ad oggi, riguarda la possibilità di un accordo tra le parti, che potrà essere concluso anche dopo la sentenza.

Il rito sarà più snello, regolato dal procedimento sommario di cognizione.

Lo Studio Legale dell’Avvocato Marco Magnani è a disposizione per approfondimenti e consulenze in materia di Class Action, fissa un appuntamento al n. 0544 71114.

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